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Visualizzazione dei post da marzo, 2025

Dollaronia: la favola crudele della libertà

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Dove si racconta di una camminata qualunque,  di un romanzo e di un post che parlano la stessa lingua,  e di come la libertà, a ben guardare, somigli sempre più a una favola raccontata dal piano più alto di un palazzo che non vedremo mai. *** Ieri ho finito il romanzo La controra del Barolo di Orso Tosco , un giallo anomalo, umano, bellissimo. Una parte l’ho ascoltata in cuffia camminando, come faccio spesso, ma l’ho finito leggendo. Stamattina ho iniziato un nuovo libro: Uccidere i ricchi di Sandrone Dazieri . Dopo pochi minuti, dentro la narrazione, compare un canale Telegram fittizio, si chiama “Le verità nascoste”. E parte un post che sembra un’invettiva: “Fratelli e sorelle alla ricerca della vera verità…” — e giù una lunga, allucinata e lucidissima descrizione del mondo come una sola nazione: Dollaronia . Una distopia? Mica tanto. Rientro a casa, scrollo Facebook, e trovo un post di Francesco Sylos Labini, fisico e coautore del saggio  Bussola per un mondo in tem...

Guerra in Ucraina – Chi guadagna, chi perde, cosa non si dice

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Dove si racconta di guerre  che non finiscono,  profitti che esplodono  e parole che scompaiono *** Chi vince davvero quando c’è una guerra? Ci dicono spesso che in guerra perdono tutti. È una frase che suona saggia, equilibrata, persino pacifista. Ma non è vera. Qualcuno ci guadagna sempre. E non solo tra chi lancia i missili. Basta guardare i bilanci. Chi ci guadagna L’industria bellica vive un’età dell’oro. Lockheed Martin, Rheinmetall, Leonardo: fatturati in crescita, ordini senza fine, azioni alle stelle. La guerra è un investimento. E più dura, meglio è. Nessuno tra i grandi produttori di armi ha fretta che finisca. Poi c’è il gas. Chiusa la porta con la Russia, l’Europa ha spalancato i porti agli Stati Uniti. Il gas naturale liquefatto americano arriva via nave, costa di più, ma si compra lo stesso. Per le compagnie energetiche USA è stato un affare storico. Per noi, bollette più care e dipendenza da un nuovo padrone. E intanto, nel sottobosco della ...

La pace non è moderata. È radicale, come chi la difende davvero

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Dove si narra di come la moderazione divenne complicità,  e della necessità urgente di una sinistra che osi dire no, osare la pace, e riprendersi le sue radici *** Questo post nasce da uno scambio di commenti pubblici con Pietro Pani, compagno di valore e voce importante della sinistra cagliaritana, a partire da un mio post pubblicato sul blog il 22 marzo 2025, intitolato “ Quando la sinistra vota la guerra ”. In quel testo riprendevo l'accusa di Yanis Varoufakis a Die Linke, il partito tedesco che, secondo l’ex ministro greco, avrebbe tradito la sua vocazione pacifista non opponendosi con forza a un emendamento costituzionale che facilita il riarmo della Germania. Lo scambio con Pietro è stato sincero, civile e utile. Provo a riprenderlo e rilanciarlo in modo più approfondito. Non per chiudere il dibattito, ma per dargli lo spazio che merita. La realtà dei fatti: che cosa ha fatto Die Linke? Per onestà intellettuale, è giusto precisare come sono andate le cose. Die Linke ha votato...

Il kit della paura e il coraggio di disertare il destino che ci impongono

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Dove si racconta di come, tra torce e scatolette,  si volle addestrare il popolo alla paura e di come qualcuno,  qua e là, cominciò a sospettare che il vero pericolo  non fosse quello indicato dal dito *** La UE ce lo dice chiaro: preparatevi. La Commissione Europea ci raccomanda di tenere pronto un kit da 72 ore per affrontare un'eventuale emergenza. Lo chiamano “resilienza civile”, ma il messaggio è semplice: può arrivare una guerra, non dite che non ve l’avevamo detto . Nel video diffuso dalla commissaria Hadja Lahbib , ci viene mostrato cosa dovrebbe contenere il nostro zainetto della sopravvivenza: documenti in busta impermeabile acqua potabile torcia, fiammiferi, coltellino medicinali di base cibo in scatola radio, powerbank denaro contante carte da gioco “per distrarsi” Tutto per resistere 72 ore “in autonomia”, nel caso i servizi pubblici non fossero disponibili. Una strategia da campeggio in mezzo a uno scenario che si preannuncia come ...

Il deep state non è dove pensi

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Dove si narra di come il potere si nasconda  nei corridoi anziché nei castelli, e di come il sapere  diventi una chiave solo per chi possiede già la porta *** Non è una cupola. Non è una loggia. Non è un’associazione segreta con mantelli e patti di sangue. Il deep state , quello vero, è un metodo . È la forma invisibile con cui il potere si organizza quando non deve render conto a nessuno. È una rete di relazioni . Amicali, familiari, istituzionali, accademiche. Non servono giuramenti: bastano anni di pranzi, favori, nomine, titoli scambiati sotto traccia . Non serve ideologia: puoi pensarla come vuoi, l'importante è che non metti in discussione la rete . Che rispetti le gerarchie, che parli la lingua giusta, che non chiedi conto di quello che si fa dietro le quinte. C'è chi lo chiama merito . In realtà è appartenenza . Per entrare non basta studiare, impegnarsi, dimostrare. Serve qualcuno che ti faccia passare . Un "guardiano della soglia". Ce ne sono ovunque: in u...

Nessuna élite cederà il potere, se non glielo togliamo noi

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Dove si narra di come l’Europa fu chiamata parassita,  di come la servitù venne scambiata per alleanza, e del giorno in cui qualcuno decise che era tempo di rovesciare la scacchiera *** Trump e Vance lo hanno detto chiaro: l’Europa è un parassita . Non una gaffe. Non una battuta. Ma il pensiero profondo dell’America imperiale, quello che da sempre ci considera un’appendice utile ma debole, servile, inutile senza di loro. Quello che ieri sussurravano nei salotti, oggi lo urlano nelle chat. E noi? Ancora a cercare smentite. A indignarci a parole. A fingere che l’alleanza atlantica sia tra eguali, quando siamo solo clienti e scudi umani. L’Europa è spaccata. A nord, il blocco dei mercati e dei vincoli. A est, il blocco delle basi NATO e del servilismo. A sud, il blocco della marginalità, impoverito e silenzioso. In mezzo, la Francia che sogna potenza e la Germania che sogna stabilità. Nessuno che sogna giustizia. Così com’è, questa Unione non può diventare soggetto politico . È un’a...

Le due sinistre

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Nel quale si distingue la sinistra che resiste da quella che si trucca per andare in TV, si racconta di chi ha poca voce ma molta ragione, e si propone un test per scoprire da che parte si sta, non in teoria, ma nella vita. *** Come si riconosce una sinistra vera? Non dai talk show, dai like su Instagram o dai discorsi sui diritti. Si riconosce da questo: sta dalla parte delle classi subalterne . E non per compatirle, rappresentarle in astratto o usarle per vincere le elezioni. No. Sta con loro perché crede che possano cambiare la loro condizione con l’azione collettiva . E perché immagina una società diversa . Non solo più gentile: proprio diversa. Nei rapporti di forza, nei modi di produrre, nel senso della vita. Se mancano questi due elementi – l’autonomia dei dominati e l’idea di un altro mondo – non è sinistra. È gestione del presente. La sinistra vera: – lotta insieme a chi lavora, abita, resiste ; – sa che senza conflitto non c’è cambiamento; – non si accontenta d...

Quando la sinistra vota la guerra

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Nel quale si narra di un partito che nacque per dire no alla guerra e finì per benedirla, si rievocano vecchi tradimenti e nuove vergogne, e si leva la domanda che brucia sotto le bandiere: può dirsi di sinistra chi arma gli eserciti dei padroni? *** Il 22 marzo 2025 Yanis Varoufakis ha scritto un post durissimo: Addio, Linke! Denuncia il fatto che Die Linke, il partito tedesco che si è sempre presentato come pacifista e alternativo, non ha usato il suo potere per bloccare un emendamento costituzionale che permette alla Germania di fare spese militari illimitate, aggirando il freno al deficit. Secondo Varoufakis, è il punto di non ritorno: un partito nato per rappresentare i deboli e la pace si è schierato con i guerrafondai. Ma questa storia ha un precedente preciso. Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, il Partito Socialdemocratico tedesco (SPD) — che fino a quel momento si diceva internazionalista e contro la guerra — votò i “crediti di guerra”, cioè i soldi per fi...

La stupidità del male

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Nel quale si discute dell’evoluzione della banalità del male in stupidità consapevole, si risponde al Signor Rossi che tutto equipara e nulla capisce, si denuncia un razzismo in giacca progressista, e si conclude che la cecità, quando è scelta, è già complicità *** C'è stato un tempo in cui si parlava della banalità del male, quel meccanismo silenzioso, grigio, in cui si obbediva senza pensare, anche quando si veniva chiamati a compiere orrori spaventosi. Ma oggi no. Oggi serve qualcosa di diverso per scrivere certe cose. Serve proprio mancare di qualcosa. Il cuore, o il cervello. O magari entrambi.  Sotto un appello dell’ANPI che denuncia con parole nette la ripresa dello sterminio dei palestinesi di Gaza, non manca il commentatore che, fiero della sua tessera onoraria da “Signor Rossi”, perché non importa il nome, è uno qualunque, scrive: Fate lo stesso appello contro le armate russe che hanno ucciso più di 500 mila ucraini. Così da riconquistare un minimo di credibilità. Ora, a ...

"Senza padroni né servi" – Una riflessione poetico-politica sull’utopia di un mondo possibile

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Questo Manifesto non è una fuga in avanti, né un esercizio di retorica militante. È una mia proposta, forse una provocazione, forse un invito, certamente una dichiarazione d’intenti. Nasce dal bisogno di ridare voce a ciò che non trova più spazio nei discorsi politici dominanti: l’utopia concreta, quella che non si limita a denunciare il mondo com’è, ma osa immaginare come potrebbe essere. Non per ingenuità, ma per responsabilità. L’ho scritto con la convinzione che non basta opporsi a ciò che non va. Serve anche proporre, costruire, indicare una direzione. Questo testo è il mio tentativo di farlo: una traiettoria, una mappa di possibilità, una fiaba per adulti disillusi che vogliono ancora crederci. Nel Manifesto si parte da una diagnosi radicale: la crisi del capitalismo fossile, la sorveglianza digitale, la dissoluzione della democrazia rappresentativa, l’Unione Europea come architettura tecnocratica e post-coloniale. Ma non ci si ferma qui. Ogni sezione è costruita per ribaltare lo...

A Ventotene vi avrebbero cacciati tutti a calci

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Nel quale si assiste all’ennesima condanna della Meloni a un testo che non ha letto, si scopre che anche i suoi avversari ne capiscono ben poco, si ricordano i veri intenti degli antifascisti confinati, e si conclude che se Ventotene vivesse, oggi non avrebbe amici né alleati tra i palazzi del potere *** Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni attacca il Manifesto di Ventotene? Ma che novità, eh. Un testo scritto in confino da due antifascisti, che sognavano di spazzare via gli stati-nazione e il capitalismo, mica può piacere a chi viene da una tradizione politica che col fascismo ci flirta ancora. Ma il punto è un altro: non è che quelli che oggi lo brandiscono come un’icona ne abbiano capito molto di più. Perché il Manifesto non è una letterina d’amore all’UE delle banche e delle burocrazie. Non è una sviolinata alla sovranità nazionale come la intendono i sovranisti da salotto. No, Spinelli e Rossi volevano una federazione europea per seppellire gli stati autoritari e il capitali...

Anche l’Intelligenza Artificiale ha capito. E voi?

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Nel quale si domanda a una macchina cosa stia succedendo a Gaza, si scopre che anche gli algoritmi, se ben interrogati, sanno distinguere la difesa dal massacro, si mette a nudo la complicità dei silenzi umani, e si conclude che quando persino l’Intelligenza Artificiale chiama le cose col loro nome, è l’umanità a non avere più scuse *** Provate a interrogare un motore di ricerca AI su Gaza. Perplexity, ad esempio. All’inizio vi risponderà con la cautela di un comunicato diplomatico: “La situazione è complessa”, “Ci sono molte prospettive”, “Dobbiamo considerare il contesto storico”. Ma se insistete, se chiedete di analizzare i dati, le dichiarazioni ufficiali, il rapporto sproporzionato tra vittime palestinesi e israeliane, se costringete l’AI a guardare in faccia la realtà senza edulcorazioni, ecco cosa succede: L’analisi porta a una conclusione netta. Non è autodifesa, è genocidio. 33 civili palestinesi uccisi per ogni israeliano. Ministri che parlano apertamente di “far sparire Gaza...

La cartina tornasole

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Nel quale si loda l’Europa per la sua civiltà in piazza, si scopre però che la civiltà non basta a lavare il sangue, si svela il doppio standard con cui si giudicano i massacri, e si dimostra che anche le culle, se troppo fiere di sé, possono diventare tombe *** Ah, l’Europa! Quella culla di civiltà che il 15 marzo scorso, in una piazza gremita di 50.000 anime a Roma, si autocelebrava come baluardo di superiorità culturale. Michele Serra, promotore dell’evento, sottolineava l’importanza di un’Europa unita e forte. Eppure, mentre ci inebriamo del nostro profumo di civiltà, a Gaza si consuma l’ennesimo capitolo di una tragedia umanitaria. Oggi, 18 marzo, Israele ha lanciato una serie di attacchi aerei sulla Striscia, causando oltre 400 morti e 562 feriti, tra cui numerosi donne e bambini. Il pretesto? Il fallimento dei negoziati per il rilascio degli ostaggi e l’estensione della tregua. Ma chi è questo alleato che l’Europa sostiene e arma? Un governo guidato da figure accusate di cri...

I miles gloriosus

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Nel quale si incontrano generali da salotto e samurai da social, si distingue tra chi ha visto la guerra e chi la recita, si denuncia il coraggio in prestito e l’eroismo per procura, e si conclude che gli dèi, prima di perdere gli uomini, li trasformano in caricature *** A leggerli, sembrano pronti a lanciarsi – petto nudo e baionetta tra i denti – contro le orde russe. Si gonfiano il petto, battono i pugni sulla tastiera e poi, con aria corrucciata, si interrogano gravemente: “Cosa si fa? Ci si finge morti finché non passa?” Non parlano di loro, ovviamente. Loro sono prontissimi alla pugna… a parole. A morire, meglio che continuino gli ucraini, condannati al ruolo di eroi per procura. Loro, invece, reggono la linea dalla sicurezza del divano, con post infuocati e hashtag bellicosi. Oppure pontificano sulla necessità di “potenziare i sistemi d’arma”, perché la guerra – si sa – è meglio farla a distanza, o dietro gli americani. Così, quando tutto sarà finito, potranno dire di esserc...

L’Europa che sognano non esiste, quella che arriva fa paura

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Nel quale una piazza colma di buone intenzioni canta l’Europa dei diritti e della pace, mentre i governi preparano la guerra, si elencano le illusioni degli idealisti e le verità dei trattati, e si conclude che senza rottura non c’è sovranità, e senza coraggio non c’è futuro. *** Ieri in Piazza del Popolo si è svolta la manifestazione “Una piazza per l’Europa”, convocata da Michele Serra e dal quotidiano Repubblica, con la partecipazione di esponenti del progressismo italiano. Un’onda di buone intenzioni, di appelli all’unità e alla democrazia, di richiami ai valori fondanti dell’Unione. Nessuno mette in dubbio la buona fede dei partecipanti, il loro desiderio di un’Europa che protegga, che sia faro di diritti e pace, che rappresenti un modello per il mondo. Ma c’è un problema, ed è gigantesco: l’Europa di cui parlano non esiste. O meglio, esiste solo nei loro desideri. È più wishful thinking che analisi della realtà, più sogno che strategia, più emozione che comprensione politica....

Difesa europea o militarizzazione senza strategia? Un’analisi del Libro bianco

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Nel quale si dichiara senza ambiguità il rifiuto del riarmo, si denuncia il progetto di un’Europa che spende per la guerra e taglia sulla vita, si smascherano i miti del Libro bianco e le retoriche della paura, e si chiede infine se davvero ci serva più acciaio nei cannoni o più giustizia nei quartieri *** Premetto una cosa: io sono contrario al riarmo. Non lo considero solo inutile e pericoloso, ma lo vedo come uno strumento per prolungare artificialmente la sopravvivenza di un sistema di potere in crisi, che, nel suo progetto di smantellamento definitivo del welfare pubblico, utilizza la paura come leva. Una paura ancestrale, quella del nemico alle porte, del “barbaro” che minaccia la civiltà. Eppure, questi “tartari” che oggi vengono dipinti come una minaccia esistenziale sono europei tanto quanto noi e, nel corso della storia, hanno contribuito in modo straordinario alla cultura europea in ogni ambito artistico. A mio parere, l’attuale ostilità verso la Russia non nasce solo da...

Satira o randello?

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Nel quale si rievoca un vecchio aforisma su ciò che fa la satira, si osserva che oggi la fa chi comanda e non chi resiste, si distingue il graffio dalla carezza, e si conclude che farsi pagare per prendere a schiaffi i deboli non è comicità: è mestiere d’ordine *** Mi è capitato di vedere una vignetta e mi è tornato in mente Luttazzi. Diceva Daniele Luttazzi che “la satira informa, deforma e fa un po’ il cazzo che le pare”. Giusto. Ma quando la satira fa sempre il cazzo che pare al padrone, siamo sicuri che sia ancora satira? C’è un fenomeno curioso di questi tempi: sedicenti autori satirici che, invece di mordere il potere, mordono per conto del potere. Invece di graffiare chi comanda, accarezzano la mano che li sfama e prendono a schiaffi chi dissente. Non fanno satira, fanno il servizio d’ordine con le battute. Il bello è che lo chiamano coraggio. Coraggioso come sganasciarsi dal ridere con il direttore mentre si sbeffeggia chi è già sotto il tacco. Coraggioso come farsi forti c...