Le due sinistre
Nel quale si distingue la sinistra che resiste da quella che si trucca per andare in TV,
si racconta di chi ha poca voce ma molta ragione,
e si propone un test per scoprire da che parte si sta,
non in teoria, ma nella vita.
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Come si riconosce una sinistra vera?
Non dai talk show, dai like su Instagram o dai discorsi sui diritti.
Si riconosce da questo: sta dalla parte delle classi subalterne.
E non per compatirle, rappresentarle in astratto o usarle per vincere le elezioni. No.
Sta con loro perché crede che possano cambiare la loro condizione con l’azione collettiva.
E perché immagina una società diversa. Non solo più gentile: proprio diversa.
Nei rapporti di forza, nei modi di produrre, nel senso della vita.
Se mancano questi due elementi – l’autonomia dei dominati e l’idea di un altro mondo – non è sinistra.
È gestione del presente.
La sinistra vera: – lotta insieme a chi lavora, abita, resiste;
– sa che senza conflitto non c’è cambiamento;
– non si accontenta di fare da correttore di bozze al capitalismo;
– ascolta chi ha poco, non chi ha più voce.
Poi c’è il simulacro della sinistra. Quella che:
– difende i diritti civili (e fa bene), ma si dimentica affitti, salari, bollette, sfratti;
– firma i patti di stabilità e poi dice che “bisogna aiutare i giovani”;
È questa seconda sinistra che prende i voti, va in TV, entra nei governi.
Ma non tocca mai la radice delle cose.
Non sfida i padroni, non rompe gli equilibri.
Amministra. Media.
Gestisce l’esistente con qualche sorriso in più.
Nel frattempo, chi sta davvero dalla parte degli ultimi fa fatica a farsi sentire.
Ma non è sparito. Esiste.
Nelle fabbriche, nei quartieri popolari, nelle scuole occupate, nei movimenti che nessuno racconta.
Ha meno telecamere, meno soldi, meno potere.
Ma ha più ragione.
E alla fine, la storia non la fanno le chiacchiere.
La fanno quelli che non si arrendono.
Il tempo verrà. Ma dobbiamo andargli incontro.
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TEST: SEI DAVVERO DI SINISTRA?
Rispondi con sincerità. Nessuno ti giudica, tranne la realtà.
- Quando parli di poveri, pensi “noi” o “loro”?
- Hai mai lottato per un diritto che non ti riguardava direttamente?
- Sei disposto a rinunciare a un tuo privilegio, se serve a riequilibrare le cose?
- Ti interessa di più il destino di un influencer precario o di un muratore sotto pagato?
- Ti fidi più di un economista in TV o di un sindacalista di base?
- Pensi che il capitalismo sia migliorabile o superabile?
- Sai quanto paga d’affitto chi vive in una casa popolare nella tua città?
- Se un gruppo occupa una scuola o una fabbrica, pensi prima alle regole o alle ragioni?
- Quando un governo “di sinistra” taglia la sanità pubblica, ti indigni o giustifichi?
- Saresti pronto a perdere consenso, voti, o carriera… pur di non tradire chi non ha voce?
Più risposte scomode ti sei dato, più sei vicino alla sinistra vera.
Non perfetta. Ma vera.

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