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Chi decide se un pacifista è saggio o ingenuo?

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Dove si racconta di una piazza che chiede la pace ignorata dai potenti, di un pacifista messo sotto processo senza giudice né tribunale, e di una domanda che rimbomba più forte di mille cannonate *** Sul post di Corradino Mineo, e sulle domande che contano davvero La manifestazione pacifista del 5 aprile è stata un successo. Non solo per i numeri, ma per la chiarezza del messaggio: fermare la corsa verso la guerra, riaprire lo spazio della politica, difendere la vita e la dignità delle persone. Corradino Mineo, che è persona colta e garbata, ha riconosciuto l'importanza della piazza. E bisogna dargliene atto: almeno lui ha avuto il buon gusto di non etichettare chi c’era con quel termine becero e insultante – “pacifinti” – che ogni tanto riemerge nei dibattiti quando si esauriscono gli argomenti. Però poi anche lui, come molti altri, ha alzato il dito. Ha citato Marc Bloch – storico e resistente francese, ucciso dai nazisti – per ricordare quanto sia pericoloso, a volte, illu...

La pace non è moderata. È radicale, come chi la difende davvero

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Dove si narra di come la moderazione divenne complicità,  e della necessità urgente di una sinistra che osi dire no, osare la pace, e riprendersi le sue radici *** Questo post nasce da uno scambio di commenti pubblici con Pietro Pani, compagno di valore e voce importante della sinistra cagliaritana, a partire da un mio post pubblicato sul blog il 22 marzo 2025, intitolato “ Quando la sinistra vota la guerra ”. In quel testo riprendevo l'accusa di Yanis Varoufakis a Die Linke, il partito tedesco che, secondo l’ex ministro greco, avrebbe tradito la sua vocazione pacifista non opponendosi con forza a un emendamento costituzionale che facilita il riarmo della Germania. Lo scambio con Pietro è stato sincero, civile e utile. Provo a riprenderlo e rilanciarlo in modo più approfondito. Non per chiudere il dibattito, ma per dargli lo spazio che merita. La realtà dei fatti: che cosa ha fatto Die Linke? Per onestà intellettuale, è giusto precisare come sono andate le cose. Die Linke ha votato...

Il kit della paura e il coraggio di disertare il destino che ci impongono

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Dove si racconta di come, tra torce e scatolette,  si volle addestrare il popolo alla paura e di come qualcuno,  qua e là, cominciò a sospettare che il vero pericolo  non fosse quello indicato dal dito *** La UE ce lo dice chiaro: preparatevi. La Commissione Europea ci raccomanda di tenere pronto un kit da 72 ore per affrontare un'eventuale emergenza. Lo chiamano “resilienza civile”, ma il messaggio è semplice: può arrivare una guerra, non dite che non ve l’avevamo detto . Nel video diffuso dalla commissaria Hadja Lahbib , ci viene mostrato cosa dovrebbe contenere il nostro zainetto della sopravvivenza: documenti in busta impermeabile acqua potabile torcia, fiammiferi, coltellino medicinali di base cibo in scatola radio, powerbank denaro contante carte da gioco “per distrarsi” Tutto per resistere 72 ore “in autonomia”, nel caso i servizi pubblici non fossero disponibili. Una strategia da campeggio in mezzo a uno scenario che si preannuncia come ...