Il kit della paura e il coraggio di disertare il destino che ci impongono
si volle addestrare il popolo alla paura e di come qualcuno,
qua e là, cominciò a sospettare che il vero pericolo
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La UE ce lo dice chiaro: preparatevi.
La Commissione Europea ci raccomanda di tenere pronto un kit da 72 ore per affrontare un'eventuale emergenza. Lo chiamano “resilienza civile”, ma il messaggio è semplice: può arrivare una guerra, non dite che non ve l’avevamo detto.
Nel video diffuso dalla commissaria Hadja Lahbib, ci viene mostrato cosa dovrebbe contenere il nostro zainetto della sopravvivenza:
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documenti in busta impermeabile
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acqua potabile
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torcia, fiammiferi, coltellino
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medicinali di base
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cibo in scatola
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radio, powerbank
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denaro contante
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carte da gioco “per distrarsi”
Tutto per resistere 72 ore “in autonomia”, nel caso i servizi pubblici non fossero disponibili. Una strategia da campeggio in mezzo a uno scenario che si preannuncia come l’inferno.
Ma davvero questo ci protegge dalla guerra?
Mettiamo le cose in chiaro: se parliamo di guerra vera – e non di blackout o terremoti – quel kit è inutile.
Se crollano le infrastrutture, se saltano le comunicazioni, se esplodono depositi o centrali, se ci sono bombardamenti o attacchi informatici su larga scala, nessuno si salva con una scatoletta di tonno e una torcia a pile.
E se poi la guerra diventasse nucleare – persino a bassa intensità – non ci sono carte da gioco che tengano.
Allora a cosa serve davvero quel kit?
Serve a costruire una psicologia collettiva.
Serve ad abituarci all’idea che la guerra non solo è possibile, ma normale. Che dobbiamo prepararci, adattarci, obbedire.
Serve a instillare una paura di lungo periodo, quella che fa accettare tutto: l’aumento delle spese militari, la censura mascherata da sicurezza, la fine del dissenso bollato come “filorusso”, le esercitazioni congiunte, le armi inviate “per la pace”.
Il kit è simbolico.
Non ci prepara a sopravvivere, ma a obbedire.
Non serve a salvare vite, ma a blindare coscienze.
Il nemico non è solo oltre i confini
Ci dicono che il nemico è la Russia, e in parte è vero. Ma lo è in quanto Stato-imperio, non in quanto Russia.
Il problema non è solo il nemico esterno, ma l’ordine mondiale che lo produce.
E dentro questo ordine, c'è un'altra verità da non dimenticare mai:
Le guerre le vincono sempre i soliti.
Chi vende armi.
Chi specula.
Chi governa con la paura.
Chi fabbrica consenso.
E le perdono i soliti.
I giovani spediti a morire.
I civili sotto le bombe.
I poveri arruolati con promesse.
Le famiglie sfollate.
I lavoratori che pagano le crisi create da altri.
Questo vale nei paesi vinti.
Ma vale anche nei paesi vincitori.
Il nostro kit per non perdere la guerra più importante
Noi proponiamo un altro zaino. Un altro tipo di sopravvivenza.
Il Kit Popolare da 72 ore (e oltre):
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una memoria storica viva
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uno sguardo critico sui media
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un gruppo con cui resistere
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una mappa dei bisogni reali del quartiere
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strumenti per disobbedire senza paura
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un’agenda con contatti utili: medici solidali, avvocatə, attivistə
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riserve di empatia e di lucidità
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una radio, sì, ma per ascoltare le voci libere
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una torcia, sì, ma per illuminare il futuro che vogliamo
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e infine: un manuale per costruire la pace, non solo per sopravvivere alla guerra
Perché la vera guerra è tra chi vuole un mondo giusto e chi lo tiene in ostaggio.
E stavolta non basta resistere.
Dobbiamo riscrivere le regole.

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