Il conciaossa: fame, cura e invisibilità nella borgata. Una “tarecensione”
Come si dice, “non c’è due senza tre”, e quindi scrivo la mia terza (e per ora ultima) “tarecensione”. Ma dopo quella per Orso Tosco, che è un autore molto particolare, che mi piace molto come stile di scrittura e, per il poco che l’ho conosciuto, è anche una persona gentile e fin troppo umile per la sua abilità di scrittore – il suo commissario Gualtiero Bova per me è uno dei personaggi più belli e strampalati che troviamo oggi nel romanzo di serie italiano; quella per gli Elias Mandreu, trio spumeggiante, con almeno due che hanno ottimi romanzi anche da autori singoli, una “tarecensione” ho voluto farla anche per l’ultimo libro di una mia carissima amica da sempre: Paola Musa. Non dico da quanto tempo ci conosciamo perché a vedere me potreste pure crederci, ma a vedere lei direste che è una stupidaggine. Poetessa e scrittrice da sempre, maneggia la parola con grande consapevolezza, sia nel significato, sia nel suono, sia nel ritmo. Quindi proverò a recensire, sempre usando i Tarocch...