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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

“Vampiri corazzati”: a proposito di Dragone

Tra il 21 e il 24 aprile 2026, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della NATO, è stato a Kyiv per il Kyiv Security Forum e incontri con le autorità ucraine. In quell’occasione ha affermato che la Russia “potrebbe voler riprendere ciò che aveva prima del crollo dell’URSS”, chiarendo che non si riferiva solo all’Ucraina ma a un perimetro più ampio di possibili bersagli. È un modo implicito per dire che l’intera architettura post‑1991 sarebbe, in linea di principio, rimessa in discussione. Contestualmente, ha ribadito che i Paesi europei devono aumentare e accelerare la spesa militare, investendo in difesa aerea, droni, intelligenza artificiale e capacità integrate per la “difesa collettiva di domani”. In poche battute c’è l’essenza del nuovo frame euro‑atlantico: una Russia descritta come potenza “pre‑URSS” in pectore, un’Europa dipinta come vulnerabile e in ritardo, un salto di spesa militare presentato come inevitabile. È qui che propongo la metafora ...

Cosa resta di un "lavoro collettivo"

  Un amico e compagno, Danilo, mi ha inviato per messaggio il primo editoriale de Il Manifesto , "Un lavoro collettivo", uscito senza firma nel giugno 1969, e mi ha chiesto una riflessione “da Sovjet”. Ed eccola qua. La cosa più utile da fare, rileggendo quel testo, è trattarlo come un’ipotesi storica e non come un documento identitario. Cioè: capire cosa stava dicendo davvero, e verificare cosa è successo dopo. Senza alcuna indulgenza. L’editoriale parte da un presupposto forte: il capitalismo sviluppato è in crisi e il movimento comunista, nelle sue forme novecentesche, non è più in grado di trasformare quella crisi in processo rivoluzionario. Da qui l’idea di “lavoro collettivo”: ripensare teoria, strategia e organizzazione, rompendo sia con il riformismo sia con l’apparato comunista esistente. Se si guarda alla storia successiva, la diagnosi sulla crisi delle forme politiche del movimento operaio è sostanzialmente corretta. Il PCI non ha mai compiuto quella trasformazione...

Col pessimismo della ragione

Viviamo in un tempo in cui il racconto ufficiale parla di “risveglio geopolitico” europeo, difesa dei valori, guerra tra democrazie e autoritarismi. Dietro questo lessico epico, però, il quadro è molto meno nobile: un continente diviso, economicamente logorato, politicamente eterodiretto, in cui i costi ricadono soprattutto su chi ha meno, mentre una minoranza organizza il mondo a propria misura. E il Mediterraneo – Italia e Sardegna in testa – sta in basso nella gerarchia di chi decide e di chi paga. *** Guerra e pre ‑ guerra permanente La guerra in Ucraina è stata caricata di un significato quasi escatologico: “deciderà il futuro dell’ordine mondiale”, “difesa finale della democrazia”. In nome di questa narrazione l’Europa ha rotto i legami energetici con la Russia, varato sanzioni a ondate, imboccato riarmi rapidi e costosi. Non è più una crisi da gestire, ma una condizione strutturale: uno stato di pre ‑ guerra permanente, dove si parla di “economia di guerra”, “ultima estate d...

Svendipatria

Giuliano Marrucci, giornalista e cofondatore di Ottolina TV, definisce le attuali élite politiche italiane – a prescindere dal colore con cui si presentano – come “svendipatria”.  Per “svendipatria” si può intendere, in breve, un ceto dirigente che sacrifica gli interessi collettivi del Paese, in particolare delle classi popolari e dei ceti medi impoveriti, in favore di potenze straniere e di ristretti gruppi economici, in cambio di protezione politica, carriere e rendite. Ma è davvero così? E, se anche il termine coglie qualcosa di vero, si tratta solo di servilismo verso l’estero o entrano in gioco anche interessi di classe ben precisi? Vale la pena guardare ai fatti, più che alle dichiarazioni.        Svendipatria: quando la politica lavora contro i suoi Se prendiamo le scelte concrete degli ultimi anni, il quadro che emerge è sorprendentemente uniforme, al di là delle etichette di governo.        Russia ‑ Ucraina: riconoscere l’agg...