“Vampiri corazzati”: a proposito di Dragone
Tra il 21 e il 24 aprile 2026, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della NATO, è stato a Kyiv per il Kyiv Security Forum e incontri con le autorità ucraine. In quell’occasione ha affermato che la Russia “potrebbe voler riprendere ciò che aveva prima del crollo dell’URSS”, chiarendo che non si riferiva solo all’Ucraina ma a un perimetro più ampio di possibili bersagli. È un modo implicito per dire che l’intera architettura post‑1991 sarebbe, in linea di principio, rimessa in discussione. Contestualmente, ha ribadito che i Paesi europei devono aumentare e accelerare la spesa militare, investendo in difesa aerea, droni, intelligenza artificiale e capacità integrate per la “difesa collettiva di domani”. In poche battute c’è l’essenza del nuovo frame euro‑atlantico: una Russia descritta come potenza “pre‑URSS” in pectore, un’Europa dipinta come vulnerabile e in ritardo, un salto di spesa militare presentato come inevitabile. È qui che propongo la metafora ...