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Ecopatologia, guerra e transizione verde: una prospettiva dalla Sardegna

Quando si parla di ambiente in Sardegna, il dibattito pubblico si concentra quasi sempre su energia, paesaggio, turismo, mobilità, consumo di suolo. È comprensibile: sono le dimensioni più visibili, quelle che toccano direttamente la vita quotidiana e l’economia locale. Meno visibile, eppure decisiva, è un’altra dimensione: il nesso strutturale fra modello di sviluppo, guerra e crisi ecologica, che nell’isola assume forme concrete nei poligoni militari e nell’industria degli armamenti, a partire dalla fabbrica di bombe RWM di Domusnovas ‑ Iglesias ‑ Musei. Se prendiamo sul serio la diagnosi di “ ecopatologia ” proposta da Andrea Zhok – l’idea che il sistema contemporaneo sia strutturalmente patogeno sul piano ecologico – e la guardiamo dal punto di vista sardo, le contraddizioni diventano quasi tangibili. Perché la Sardegna è insieme territorio “vocato” alla narrazione green e retrovia materiale di un’economia di guerra che contribuisce a degradare ambiente e salute ben oltre i confin...

Vannacci, l’albatro

In guerra Roberto Vannacci è un albatro: maestoso nel suo cielo di missioni, abituato a catene di comando chiare, ordini senza replica, rischio fisico e decisioni rapide. Appena atterra nella vita civile e nella politica, però, quelle stesse ali diventano un impaccio. Il generale che nei teatri di guerra può anche essere gigante, sul terreno delle idee e della democrazia appare per quello che è: un piccolo borghese spaventato, che sogna di trasformare il Paese in una caserma e scambia la propria ideologia per “buon senso”. Non gli nego coraggio e capacità di comando. Sarebbe ridicolo. Ma il punto non è se Vannacci sia stato un buon soldato: il punto è per chi e per che cosa ha messo a frutto quel coraggio, e che cosa vuole farcene oggi, una volta appese (forse) le stellette al chiodo. Il patriota che difende interessi altrui Vannacci si presenta come grande patriota, campione della sovranità nazionale. Eppure, la sua biografia racconta un’altra storia: per decenni ha servito nelle ...

Ripudiare la guerra?

Sabato sono andato a un evento sull’articolo 11 della Costituzione intitolato “Articolo 11 – L’Italia Ripudia la Guerra”, in teoria la presentazione del documentario di Simona Terzia e Fabio Palli, su riarmo e industria militare, in pratica, causa di problemi tecnici, un bel dibattito, a tratti vivace, su questi temi. Lascio la sintesi all’ottimo Danilo Cocco, compagno e amico, che ha organizzato l’incontro. Io mi limito a scrivere alcune considerazioni che in modo disordinato ho fatto durante il mio intervento dal pubblico, messe con un po’ più d’ordine.   Dalla guerra come metafora alla guerra come normalità Da anni viviamo immersi in un linguaggio che trasforma ogni crisi in guerra: “guerra al terrorismo”, “guerra al virus”, “siamo in guerra” quando parliamo di Ucraina e Gaza. Non è solo una formula giornalistica: è una chiave che si insinua ovunque, anche dove non ce ne accorgiamo.  Lo vediamo, per esempio, nel modo in cui raccontiamo le malattie gravi: parliamo di “b...

Arridatece l’AI

Ho chiesto a un’intelligenza artificiale come una super AI disinnescherebbe il conflitto in Europa. Non per gioco, ma per capire come ragionerebbe una mente davvero logica in un mondo che sembra aver smarrito la logica e la memoria. La risposta è stata disarmante nella sua semplicità: per fermare la guerra servono equilibrio, coerenza e memoria condivisa. Non ideologia, non paura, non propaganda. Immaginiamola allora, questa super mente. Senza narcisismi, senza apparati militari da finanziare, senza bisogno di consensi né di elezioni. Solo calcolo, memoria storica e una discreta dose di empatia sintetica. 1. Ripristinare le zone cuscinetto La prima misura non sarebbe un missile, ma una mappa. Creerebbe zone neutre, demilitarizzate, lungo i confini fra Russia e NATO, sorvegliate da sensori e droni, non da soldati. Un algoritmo imparziale non ha bisogno di sentirsi “offeso” da un confine: sa che la sicurezza nasce dalla distanza, non dall’accerchiamento. 2. Riscrivere Helsinki e Vienna P...