Anche l’Intelligenza Artificiale ha capito. E voi?
Nel quale si domanda a una macchina cosa stia succedendo a Gaza,
si scopre che anche gli algoritmi, se ben interrogati,
sanno distinguere la difesa dal massacro,
si mette a nudo la complicità dei silenzi umani,
e si conclude che quando persino l’Intelligenza Artificiale
chiama le cose col loro nome,
è l’umanità a non avere più scuse
***
Provate a interrogare un motore di ricerca AI su Gaza. Perplexity, ad esempio.
All’inizio vi risponderà con la cautela di un comunicato diplomatico: “La situazione è complessa”, “Ci sono molte prospettive”, “Dobbiamo considerare il contesto storico”.
Ma se insistete, se chiedete di analizzare i dati, le dichiarazioni ufficiali, il rapporto sproporzionato tra vittime palestinesi e israeliane, se costringete l’AI a guardare in faccia la realtà senza edulcorazioni, ecco cosa succede:
L’analisi porta a una conclusione netta. Non è autodifesa, è genocidio.
33 civili palestinesi uccisi per ogni israeliano. Ministri che parlano apertamente di “far sparire Gaza” o di spostare la popolazione. Milioni di persone senza cibo, acqua, cure mediche, trattate come esseri umani di serie B. Un’intera società che si radicalizza accettando l’impensabile. E una comunità internazionale che, pur sapendo, non agisce.
Perplexity, dopo un lungo scambio di valutazioni, è arrivato alla stessa conclusione: Israele sta attuando una pulizia etnica sistematica, che rientra nella definizione di genocidio secondo la Convenzione ONU del 1948.
Quindi no, la situazione non è “complessa”. È semplice. E spaventosa.
Perché se anche un’AI, programmata per essere neutrale, arriva a riconoscerlo, significa che siamo ben oltre il dibattito.
Siamo nella storia che si ripete.

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