Difesa europea o militarizzazione senza strategia? Un’analisi del Libro bianco

Nel quale si dichiara senza ambiguità il rifiuto del riarmo,
si denuncia il progetto di un’Europa che spende per la guerra e taglia sulla vita,
si smascherano i miti del Libro bianco e le retoriche della paura,
e si chiede infine se davvero ci serva più acciaio nei cannoni
o più giustizia nei quartieri

***

Premetto una cosa: io sono contrario al riarmo. Non lo considero solo inutile e pericoloso, ma lo vedo come uno strumento per prolungare artificialmente la sopravvivenza di un sistema di potere in crisi, che, nel suo progetto di smantellamento definitivo del welfare pubblico, utilizza la paura come leva. Una paura ancestrale, quella del nemico alle porte, del “barbaro” che minaccia la civiltà. Eppure, questi “tartari” che oggi vengono dipinti come una minaccia esistenziale sono europei tanto quanto noi e, nel corso della storia, hanno contribuito in modo straordinario alla cultura europea in ogni ambito artistico.



A mio parere, l’attuale ostilità verso la Russia non nasce solo da una questione geopolitica, ma affonda le sue radici in un anticomunismo mai davvero superato. Non è tanto la Russia di oggi a fare paura, perché l’UE non ha mai avuto problemi a stringere alleanze con regimi autoritari ben peggiori. Né si può dire che l’Ucraina fosse un modello di democrazia prima dell’“operazione speciale” russa. E d’altra parte, se noi continuiamo a chiamare le invasioni di altri paesi “operazioni di polizia”, non si capisce perché i russi non possano usare un eufemismo simile.


Non si tratta nemmeno di difendere il socialismo reale per ciò che è stato, perché era un sistema con evidenti caratteri autoritari, ma di riconoscere quello che avrebbe potuto essere e che ancora oggi potrebbe diventare: un’alternativa credibile al capitalismo neoliberista, capace di coniugare libertà e uguaglianza, di risolvere i problemi collettivi dei molti anziché alimentare i profitti di pochissimi.
E allora veniamo al punto: che tipo di Europa stiamo costruendo? Si era partiti con l’idea di un’Europa dei popoli, poi è diventata l’Europa delle banche e della burocrazia, e oggi ci ritroviamo con l’Europa degli eserciti. Cosa posso dire, se non che


IO SONO CONTRO!


Ma vediamo cosa contiene questo documento.


Il Parlamento europeo ha approvato il Libro bianco sul futuro della difesa europea, un documento che pone le basi per una strategia di difesa comune e per un massiccio riarmo dell’UE. Si parla di 500 miliardi di euro di investimenti nei prossimi dieci anni, dell’aumento delle spese militari degli Stati membri e di un ruolo sempre più autonomo dell’UE in ambito difensivo. Il tutto con un messaggio chiaro: l’Europa è in pericolo e dobbiamo agire ora.


Ma se ci fermiamo a leggere tra le righe, emergono contraddizioni e rischi enormi. Più che costruire una vera difesa comune, questa operazione potrebbe alimentare nuove divisioni, rafforzare il nazionalismo e indebolire ulteriormente la coesione sociale interna all’Unione.

1. Difesa comune o corsa agli armamenti nazionali?

Il documento parla di potenziare l’industria bellica europea, ma non spiega come evitare che ogni Stato membro usi questi fondi per rafforzare le proprie forze armate in modo indipendente e scollegato da una strategia comune. Il rischio è quello di una corsa agli armamenti nazionale, con ciascun paese che si arma per conto proprio senza una vera integrazione.
Già oggi, i paesi dell’Est Europa vogliono investire in armi contro la Russia, quelli del Sud si preoccupano di stabilizzare il Mediterraneo e il Sahel, mentre altri, come l’Irlanda o l’Austria, mantengono una posizione neutrale. Dove sta la strategia comune in tutto questo?

2. Un progetto tecnocratico imposto dall’alto?

Il Libro bianco chiede di superare l’unanimità e di decidere a maggioranza qualificata sulla difesa, spingendo verso una maggiore centralizzazione del potere militare. Ma questa accelerazione viene dall’alto, senza un reale dibattito democratico. Il rischio è che la difesa comune venga percepita come un’imposizione burocratica di Bruxelles, rafforzando la narrativa dei movimenti sovranisti che già oggi attaccano l’UE come un apparato tecnocratico che non ascolta i popoli.

Già sappiamo come è andata con l’austerità: quando l’UE impone sacrifici senza consenso popolare, a guadagnarci sono sempre i nazionalisti.

3. Un’UE più armata, ma non più unita?

Il documento conferma che la NATO rimarrà il pilastro principale della sicurezza europea, ma allo stesso tempo spinge per un esercito europeo autonomo. Il problema è che molti Stati membri non vogliono sganciarsi dalla protezione americana, mentre altri vogliono rafforzare un polo militare indipendente.

Se l’UE non chiarisce il suo rapporto con la NATO, rischiamo di rimanere nel limbo: troppo divisi per una difesa comune efficace, troppo dipendenti dagli USA per una vera autonomia strategica.

4. Militarizzazione e tagli sociali: la miccia perfetta per i movimenti populisti

Investire 500 miliardi nella difesa significa togliere risorse da altri settori, come welfare, sanità, istruzione e transizione ecologica. Ma il documento evita accuratamente di spiegare da dove arriveranno questi soldi.

Immaginiamo lo scenario: mentre la spesa militare cresce, i cittadini vedono peggiorare le loro condizioni di vita. I movimenti sovranisti e populisti avranno gioco facile nel dire: “Bruxelles spende per le armi e lascia i cittadini nella miseria”. E non avrebbero tutti i torti. Perché una vera sicurezza europea non si costruisce solo con i carri armati, ma anche con società più giuste, coese e resistenti alle crisi.

Questa è davvero la strada giusta?

Il Libro bianco sulla difesa europea lancia un messaggio forte: l’UE deve diventare un attore globale autonomo e difendere i propri interessi. Ma senza un’identità comune, senza un chiaro coordinamento strategico e senza un vero consenso democratico, questa corsa alla militarizzazione potrebbe ottenere l’effetto opposto.

Potrebbe alimentare divisioni interne tra gli Stati membri, rafforzare i partiti nazionalisti e anti-UE e ridurre il consenso popolare verso l’Unione.

L’Europa deve scegliere: vuole diventare un attore politico coeso e strategico o vuole solo armarsi, lasciando i problemi strutturali irrisolti? Perché una UE più armata ma più divisa, alla fine, è una UE più debole. E forse è proprio questo che alcuni vogliono.

Cosa ne pensate? Siamo di fronte a una svolta storica o a un’illusione tecnocratica?

Potete tranquillamente non essere d’accordo con quanto scrivo (non ci perdo il sonno, diciamolo pure), però prima leggete il documento.

https://www.europarl.europa.eu/.../TA-10-2025-0034_IT.pdf...

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