La cartina tornasole
Nel quale si loda l’Europa per la sua civiltà in piazza,
si scopre però che la civiltà non basta a lavare il sangue,
si svela il doppio standard con cui si giudicano i massacri,
e si dimostra che anche le culle, se troppo fiere di sé,
possono diventare tombe
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Ah, l’Europa! Quella culla di civiltà che il 15 marzo scorso, in una piazza gremita di 50.000 anime a Roma, si autocelebrava come baluardo di superiorità culturale. Michele Serra, promotore dell’evento, sottolineava l’importanza di un’Europa unita e forte.
Eppure, mentre ci inebriamo del nostro profumo di civiltà, a Gaza si consuma l’ennesimo capitolo di una tragedia umanitaria.
Oggi, 18 marzo, Israele ha lanciato una serie di attacchi aerei sulla Striscia, causando oltre 400 morti e 562 feriti, tra cui numerosi donne e bambini. Il pretesto? Il fallimento dei negoziati per il rilascio degli ostaggi e l’estensione della tregua.
Ma chi è questo alleato che l’Europa sostiene e arma? Un governo guidato da figure accusate di crimini contro l’umanità dal Tribunale Penale Internazionale e composto da fondamentalisti religiosi ed esponenti di estrema destra. E cosa fa la nostra “amata” Europa? Alcuni dei suoi esponenti politici più in vista dichiarano apertamente che non eseguiranno l’arresto richiesto dal TPI, rendendosi di fatto complici di un criminale di guerra.
Ed è qui che la cartina tornasole rivela la macchia: l’Europa critica Donald Trump per il suo disinteresse verso l’Ucraina, per il suo ambiguo rapporto con Putin, per il suo menefreghismo sui crimini di guerra russi. Ma poi, con Gaza, si comporta esattamente allo stesso modo. Condanna i massacri a parole, ma li copre nei fatti. Sostiene e arma un governo che bombarda indiscriminatamente i civili e poi si volta dall’altra parte quando il Tribunale Penale Internazionale ne chiede conto. Però vuole armarsi contro i cattivi…
Ecco il solito, nauseante doppio standard: i crimini di guerra sono orribili, ma dipende chi li commette. I massacri sono inaccettabili, ma solo se li fanno i nemici.
L’Europa si riempie la bocca con i suoi principi, ma quando si tratta di Gaza il suo razzismo genetico riaffiora in tutto il suo putrido splendore.

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