Per una terza via. La pace giusta in Ucraina non è né un sogno né una resa

Ci sono guerre che si combattono con le armi, e guerre che si combattono con le parole. Ma poi c’è un altro tipo di battaglia, più sottile e necessaria: quella per cambiare la cornice, per riscrivere le domande prima ancora di cercare risposte.

Questo testo – Per una terza via. Pace giusta in Ucraina – nasce da lì. Non pretende di offrire soluzioni magiche, ma scardina l'alternativa binaria tra chi vuole arrendersi a Mosca e chi vuole obbedire alla NATO. Né con Putin né con Rutte, né con gli imperialismi armati né con le morali a doppio standard. Non per velleità neutraliste, ma perché la giustizia non è equidistanza: è sguardo radicale, lucido e intransigente.

La pace giusta non è una tregua, non è un accordo di potere, non è un congelamento dell’ingiustizia. È un’altra logica. È un progetto politico di trasformazione strutturale che parte dalla guerra in Ucraina, ma che parla anche della Palestina, del Congo, del clima, delle migrazioni, del futuro stesso della civiltà.

Questo manifesto è stato scritto e poi riscritto. Ha accolto critiche, soprattutto quelle più scomode: quelle che vengono da fuori dall’Europa, da chi guarda all’Occidente come a un attore non neutrale, e chiede coerenza, ascolto, pluralità reale. Abbiamo fatto uno sforzo onesto di decolonizzazione dello sguardo, di apertura epistemica, di restituzione di parola.

Perché la pace giusta non ha dominus, non nasce nei consigli di amministrazione, né nei comandi militari. La pace giusta si costruisce tra popoli, con buona volontà organizzata, giustizia non vendicativa, sovranità cooperativa e memoria condivisa.

Chi vorrà, potrà leggerlo tutto. Chi vorrà usarlo come base di discussione, sarà il benvenuto. Perché non ci serve un altro documento da archiviare. Ci serve un orizzonte per uscire dalla guerra lunga. Prima che sia troppo tardi.

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