Né con Trump, né con Putin, e neppure con von der Leyen

Dove si racconta di come nessun impero sia innocente,
e di come persino un blog solitario possa diventare
un presidio di verità tra i giardini in fiamme del mondo

***

Il gioco geopolitico è sporco. Sporco come la guerra, come le bugie, come le mani strette in nome del profitto. E c’è una regola non scritta che sembra governare tutto: chi ha più potere fa quello che vuole.

Vale per gli Stati Uniti, vale per la Russia, vale per la Cina, vale per Israele, vale per l’Europa quando può permetterselo. Non c’è da stupirsi, dunque, se anche gli altri – quando tocca a loro – fanno lo stesso. Non siamo innocenti. Non siamo migliori.

Per troppo tempo abbiamo tenuto “pulito” il nostro giardino buttando la spazzatura in quelli degli altri.
Colonie, guerre per procura, destabilizzazioni, sanzioni selettive, dittature amiche. E oggi ci stupiamo se il nostro ordine vacilla. Ma era un ordine fondato sull’asimmetria brutale tra chi decide e chi subisce. Nessuno ha il monopolio della violenza e nessuno ha il diritto di spacciarsi per neutrale.

Detto questo: non sono con Trump.
Non sono con Putin.
Non sono con Ursula von der Leyen.

Non sono con Trump, perché rappresenta il cinismo armato del capitalismo razzista, la fine della verità come orizzonte, la spettacolarizzazione dell’odio e della menzogna.
Non sono con Putin, perché è l’altra faccia del potere imperiale, che reprime il dissenso interno, saccheggia l’immaginario di libertà e gioca a Risiko sulla pelle dei popoli.
Non sono con Ursula von der Leyen, perché incarna l’ipocrisia tecnocratica di un’Europa che parla di pace mentre arma e tace, che condanna a geometria variabile, che non ha il coraggio di ascoltare i suoi popoli.

Ma allora con chi sto? E per cosa lotto?

Sto con chi non si arrende alla logica del meno peggio,
con chi rifiuta la propaganda di ogni campo,
con chi difende la verità anche quando non conviene.

Credo in una geopolitica dei popoli, non degli imperi.
In un internazionalismo della dignità, non degli interessi.
In una politica che non baratta i diritti con la sicurezza, e nemmeno la giustizia con il PIL.

I valori che mi guidano sono la libertà dei corpi e delle coscienze, la giustizia sociale ed ecologica, la pace come diritto e non come tregua armata.
La mia visione è quella di un mondo multipolare ma anche cooperativo, dove le differenze siano ponte e non pretesto per il dominio.
La mia strategia è lenta e testarda: creare coscienza, costruire comunità, unire le lotte.
Non accetto di scegliere tra l’impero A e l’impero B.
Scelgo di stare dove le voci sono soffocate, e aiutare a farle risuonare.

Per questo non mi basta indignarmi.
Voglio educare, agire, organizzare.
Voglio che le parole diventino strumenti. Che i sogni si sporchino le mani. Che le coscienze si moltiplichino.

E ciascuno può fare la sua parte, secondo le sue capacità.
L’importante è avere nel cuore lo stesso sogno, e fare quel che si può, dove si può, come si può.
Anche attraverso post mal scritti su un blog che leggono in pochi.
Ma è un presidio.
Una piccola roccia di irriducibilità.
Una scintilla di speranza nel futuro.

Come sta scritto nei Vangeli:

Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.”
(Matteo 10,16)

Questo è l’unico modo per non diventare come i lupi, ma neppure finire sbranati.

Colombe, sì. Ma con gli occhi aperti.
Perché il sogno è vero solo se condiviso.
E la realtà cambia solo se la si guarda in faccia.


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