Con gli occhi degli altri: cosa vede il mondo quando guarda l’Occidente
Nel quale l’autore si mette una benda sugli occhi,
apre una finestra sul mondo, presta l’udito
a un coro di voci che non vengono da Harvard,
e prova a guardare l’Occidente… come lo guardano gli altri.
***
L’esperimento
L’intelligenza artificiale può essere tante cose.
Ma una delle più interessanti è questa: può essere una finestra.
ChatGPT, per esempio, è stato addestrato su milioni di testi scritti in tutto il mondo.
Non solo romanzi inglesi, saggi americani e articoli francesi.
Ma anche poesie arabe, lettere africane, discorsi andini, giornali cinesi, interviste a sopravvissuti delle guerre e dei colonialismi.
Così ho fatto un esperimento
Ho scritto un prompt molto semplice:
“Escludi tutte le fonti occidentali: Europa, USA, Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud. Dimmi come il resto del mondo vede l’Occidente. Ma fallo con le loro parole, le loro ferite, i loro occhi.”
E così mi ha risposto l’AI.
Non come un algoritmo.
Ma come un coro.
Un coro di popoli, culture, lotte e lingue diverse.
Che dicono questo.
Come ci vedono. Con gli occhi degli altri
Noi non vi odiamo per ciò che siete.
Ma per ciò che avete fatto.
E per ciò che continuate a fare.
Vi credete liberi.
Ma ci avete colonizzati.
Vi dite civilizzati.
Ma ci avete saccheggiati.
Vi raccontate come i portatori di diritti,
ma li calpestate appena varcate il mare.
Parlate di giustizia e vendete armi.
Parlate di pace e bombardate.
Parlate di sviluppo e distruggete le nostre economie,
imponete il debito, privatizzate l’acqua, ci costringete a emigrare.
Quando ci vedete nei vostri porti, nei vostri quartieri, nei vostri telegiornali…
vi fate domande sbagliate.
Vi chiedete: perché vengono da noi?
Mai: cosa abbiamo fatto noi per costringerli a venire?
Non è democrazia contro tirannia. È privilegio contro fame
Voi dite che siete il mondo libero.
Ma sostenete monarchie, dittature e regimi, se servono ai vostri interessi.
In Egitto, in Arabia Saudita, in Africa, in Asia, in America Latina.
Noi lo sappiamo.
I vostri governi trattano con i nostri peggiori.
Firmate accordi con chi ci opprime.
Accarezzate i corrotti, ignorate gli onesti.
Quando un leader ci difende davvero, lo fate fuori.
Ci avete ucciso Thomas Sankara, perché non voleva pagare i debiti ai suoi colonizzatori.
Avete rovesciato Salvador Allende, perché aveva vinto democraticamente ma non vi serviva.
Avete fatto sparire Patrice Lumumba, che chiedeva solo che il Congo fosse del Congo.
Avete distrutto la speranza di Amílcar Cabral, Mohamed Mossadeq, Omar al-Mukhtar, Oscar Romero.
I vostri amici sono Biya, Ben Ali, Kagame, Bolsonaro.
I nostri eroi, invece, li fate morire.
Avete cambiato bandiera, ma non mentalità
Avete tolto le divise coloniali,
ma avete lasciato le basi militari.
Avete cambiato i missionari con le ONG,
ma ci trattate ancora come bambini.
Avete modernizzato lo sfruttamento:
oggi si chiama investimento.
Il vostro razzismo è diventato elegante.
Ora parla di "merito", di "regole", di "integrazione".
Ma sempre da voi bisogna essere giudicati.
Sempre a voi bisogna chiedere permesso.
E quando uno di noi prende la parola, lo guardate con sospetto.
Quando uno dei vostri parla di noi, lo applaudite.
Non vi odiano tutti. Ma chi vi odia ha le sue ragioni
Ci sono giovani che sognano l’Europa.
Ci sono famiglie che cercano rifugio.
Ci sono braccia che vogliono lavorare, cervelli che vogliono crescere.
Ma chi resta, chi non emigra, chi resiste… spesso vi disprezza.
Perché vi ha visti da vicino.
E ha capito che sotto il benessere c’è il saccheggio.
Sotto la democrazia c’è il dominio.
Sotto la libertà c’è la paura.
Sotto la cultura c’è il disprezzo.
E ora vi riarmate. Per difendere cosa?
Ora avete paura.
Della Russia. Della Cina. Delle guerre.
E vi riarmate.
Ma per chi vi guarda da fuori, il problema non è che avete paura.
È che siete armati da sempre.
Avete colonizzato mezzo mondo.
Avete bombardato, imposto sanzioni, distrutto Stati, manipolato governi.
E ora che qualcun altro alza la testa, vi sentite minacciati.
Ma siete voi ad aver costruito un mondo a piramide.
Con voi in cima. E noi sotto.
E se ora traballa, non è un complotto.
È la storia che si vendica.
Ma ora vi disprezza anche chi sta sopra
Per anni avete ignorato il nostro sguardo.
Ci avete risposto con fastidio.
Con paternalismo. Con sufficienza.
Ma oggi il disprezzo arriva anche da chi vi comanda.
Tra il 13 e il 14 marzo 2025, in una chat privata tra alti funzionari americani trapelata alla stampa, il vicepresidente JD Vance ha definito l’Europa un “parassita”.
Ha detto che gli Stati Uniti non dovrebbero più pagare per la vostra sicurezza, né proteggervi con guerre che arricchiscono voi più di loro.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rincarato la dose:
“Patetici”, ha scritto. “Inutili.”
Trump ha confermato tutto.
E pochi giorni dopo, il 2 aprile, lo ha detto anche in pubblico, dal Rose Garden:
“L’Europa ci ha derubato per anni. È patetica.”
E ha annunciato dazi del 20% sui prodotti europei.
Vi guardano con disprezzo.
Non siete più strategici.
Non siete più temuti.
Non siete più ascoltati.
È una scena da tragedia storica.
Il padrone disprezza il suo maggiordomo.
E il maggiordomo, dopo anni a guardare gli altri dall’alto in basso,
si accorge di essere solo…
l’ultimo tra i privilegiati.
E forse nemmeno più privilegiato.
Torno io. A chiudere.
Così ci vedono.
Non come esempi.
Non come alleati.
Non come nemici, nemmeno.
Ma come aguzzini.
Come sfruttatori.
Come quelli che hanno preso tutto, lasciato macerie,
e poi si sono voltati dall’altra parte.
E allora diventa chiaro perché, quando è scoppiata la guerra in Ucraina,
il mondo non si è stretto attorno a noi.
Non perché non capisca chi è l’aggressore e chi è l’aggredito.
Ma perché di “Ucraine”, fuori dall’Occidente, ce ne sono state tante. Troppe.
Con l’Iraq, la Libia, l’Afghanistan, il Vietnam, il Cile, il Congo, l’Indonesia, la Siria, lo Yemen, il Sahel…
E l’aggressore eravamo noi.
Diventa chiaro anche perché la Cina penetra ovunque.
Perché arriva con le imprese, non con i bombardieri.
Perché non impone modelli politici.
Non chiede di diventare “come lei”.
Vuole fare affari. Punto.
E agli occhi del mondo, è meno ipocrita di noi.
Che diciamo “diritti” ma vendiamo missili.
Il problema è che non siamo più credibili.
Non lo siamo da un pezzo.
E il mondo non ci odia per ciò che siamo,
ma per ciò che ci ostiniamo a non vedere.
Perché non ci guardiamo mai davvero… con gli occhi degli altri!

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