Guccini e il tarlo del pensiero

Nel quale si parla di un cantautore che fu voce dei ribelli 
e oggi cammina tra gli applausi del potere,si cita la sua stessa poesia contro i nuovi comandamenti,
si chiede dove sia finito il tarlo del pensiero,
e si dichiara che l’affetto, se è vero, non esenta dal dubbio

***

Francesco Guccini parteciperà alla manifestazione promossa da Michele Serra e la Repubblica. Io voglio bene a Guccini, ci sono cresciuto. Quando sento una sua canzone storica, mi sembra di ascoltare la voce di un familiare, di uno zio con cui andavo particolarmente d’accordo.



Per questo mi dispiace doppiamente leggere certe dichiarazioni attribuitegli. Non so se abbia davvero detto quelle parole, ma Guccini con le parole ha confidenza: ne conosce il suono, il peso, le sfumature. Perciò mi stupisce che abbia accostato Auschwitz – campo di concentramento liberato dai sovietici, simbolo della trasformazione industriale dello sterminio – a una guerra, sia pure d’aggressione. Non è la stessa cosa. Non può esserlo.

E allora, caro Maestrone, se proprio vogliamo parlare di memoria, lasciami citare te stesso:
Ma adesso avete voi il potere
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia
Gli dei, i comandamenti ed il dovere

Perché mi chiedo, e ti chiedo: il potere oggi chi ce l’ha davvero? I vecchi ribelli si sono trasformati in guardiani dell’ordine costituito? “Il tarlo mai sincero che chiamano pensiero” è stato finalmente domato?
Forse sì. Forse no. Ma voglio però ricordarti com’eri, caro Francesco. Perché, in fondo, è quello che faceva di te un maestro.

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