Costruire una strategia concreta per un’Europa forte: il Quadro Logico e le sue insidie
Nel quale si costruisce un piano
per rendere irrilevante il potere imperiale,
si utilizza il Quadro Logico
come arma contro la retorica del riarmo,
si scopre che non basta avere idee buone
se mancano coraggio e rottura,
e si conclude che anche il più serio dei progetti
può inciampare su un asino di nome “volontà politica”
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Ieri ho presentato un "piano" in 10 punti su come "sconfiggere" davvero Putin. Ci sono state reazioni diverse, ma non inaspettate: quando si discute di come l’Europa possa uscire dall’attuale crisi politica, economica e strategica, si finisce spesso in due trappole: la prima è la reazione istintiva, che porta a soluzioni immediate ma inefficaci (più armi, più sanzioni, più subalternità agli USA); la seconda è l’utopismo inconcludente, che invoca ideali astratti senza un piano d’azione.
Per evitare entrambe, ho provato ad applicare un approccio razionale: costruire un Quadro Logico, ovvero una struttura metodica per analizzare gli obiettivi, le azioni necessarie per raggiungerli, gli indicatori di successo e le condizioni esterne che potrebbero ostacolare il piano.
Il risultato è stato chiaro: l’unico modo per rendere Putin irrilevante, perché non dimentichiamo che esercita un notevole fascino su molti (più sui silenti che su chi viene strumentalmente definito "putiniano" dalle anime semplici, a dire il vero...) e costruire una vera sicurezza europea è agire su ciò che rende l’Europa debole oggi.
Questo significa:
• Rinunciare al neoliberismo e recuperare la capacità produttiva e strategica, perché un’economia basata su finanza e servizi non può resistere agli shock geopolitici.
• Fermare la militarizzazione insensata che devasta i bilanci pubblici senza aumentare la sicurezza reale.
• Raggiungere l’indipendenza energetica vera, non cambiando padrone dal gas russo a quello americano, ma puntando su una sovranità energetica costruita su rinnovabili e infrastrutture strategiche nazionalizzate.
• Restituire centralità al lavoro e al welfare, perché la prima difesa di un continente è la stabilità economica e sociale dei suoi cittadini.
• Riformare l’UE per renderla meno burocratica e più democratica.
• Costruire una politica estera autonoma, smettendo di essere una colonia geopolitica di Washington.
Una proposta che avrebbe convinto il vecchio PSDI
Rileggendo la struttura logica della proposta, mi è venuto un pensiero: questa non è una posizione “radicale”, è una linea che il vecchio Partito Socialista Democratico Italiano avrebbe potuto sostenere negli anni della Prima Repubblica.
Perché? Perché si basa su una visione chiara:
• Più Stato nell’economia, per garantire autonomia strategica.
• Più diritti sociali, per costruire stabilità interna.
• Un approccio pragmatico alla difesa, senza inutili corse agli armamenti.
• Un’Europa che non sia solo un mercato, ma una comunità politica forte e indipendente.
Non è comunismo, non è sovranismo, non è terzomondismo. È una visione riformista, seria, pragmatica.
Ed è risaputo che il mio pensiero è un pochino più radicale: io sono convinto che oggi, con l'avvento dell'AI e dei computer quantistici sia possibile davvero coniugare giustizia sociale, libertà e ecosistema e passare così dal rosa di SEL, Sinistra Ecologia Libertà, al rosso granata di CEL, Comunismo Ecologia e Libertà!
Il problema delle ipotesi killer
Tuttavia, nonostante mi sia tenuto basso con le aspettative, c’è un problema: le ipotesi killer, ovvero quei fattori esterni che, se non vengono superati, rendono irrealizzabile il progetto.
Ce ne sono molte, ma le più letali sono due:
1. La mancanza di volontà politica e istituzionale: se le classi dirigenti europee non vogliono o non possono cambiare rotta, l’intero piano resta lettera morta.
2. Le pressioni geopolitiche dagli USA e da altri attori esterni: l’Europa è troppo intrecciata con il sistema americano per sganciarsi facilmente.
Si potrebbero immaginare strategie di mitigazione, ma la verità è che queste due criticità sono enormemente difficili da risolvere.
Perché? Perché non dipendono da noi, dalla logica, dai dati o dalle buone idee. Dipendono da rapporti di forza consolidati, da interessi radicati e da decenni di integrazione con il sistema atlantico.
Possiamo pensare di cambiare qualcosa dal basso, di costruire un’alternativa, di spingere per un’Europa più forte. Ma dobbiamo essere onesti: senza una rottura politica ai vertici, tutto questo resterà solo un’analisi (forse) ben fatta.
E quindi la domanda vera è: c’è qualcuno, oggi, con il coraggio politico di fare questa rottura?
E qui, come diceva Signora Anna, la mia cara maestra delle elementari, casca l'asino!

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