Berlinguer l'aveva detto

Nel quale si prende sul serio la proposta di un terzo blocco militare europeo,
si rilegge Berlinguer come si legge un manuale di sopravvivenza,
si immagina l’Europa del futuro tra testate nucleari e crateri d’arte perduta,
e si conclude che se proprio dobbiamo sparire,
tanto vale farlo obbedendo a chi ci dice che è per il nostro bene

***

Facciamolo, dai, questo benedetto Terzo Blocco Militare Europeo…
Così finalmente smettiamo di annoiarci con questa pace che non porta soldi a nessuno e ci buttiamo anche noi nel grande gioco del riarmo nucleare.

Ce lo diceva Berlinguer — sì, proprio lui, due mesi prima di morire, il 1° aprile 1984, mica l’altro ieri — che
i paesi della Comunità non hanno alcuna realistica possibilità di sostenere l’onere dell’armamento nucleare.
Ma vuoi mettere la soddisfazione di svenarci per qualche testata atomica? Tanto chi se ne frega se l’Europa è costretta, per sue ragioni economiche e geografiche, a una politica di pace.
E poi quanto fascino c’è nell’idea che
anche una guerra locale, di prova o di esibizione fra le due massime potenze, avrebbe per l’Europa conseguenze di annichilimento?
Finalmente un po’ di brio! Via quelle città medievali, via quelle rovine romane, via quei quadri rinascimentali: spazio a crateri fumanti e reperti radioattivi.
E attenzione, perché Berlinguer ce l’aveva pure detto che se l’Europa prendesse la via di divenire un terzo blocco militare, la direzione della vita politica finirebbe per essere presa, prima o poi, da gruppi e caste reazionarie.
Oh beh, e che problema c’è? Torniamo finalmente a farci comandare dai peggiori, così almeno non dobbiamo più pensare.
Insomma, rimbocchiamoci le maniche e tiriamo fuori l’elmetto dal solaio: l’apocalisse non si farà mica da sola.

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