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La società come responsabilità

Negli ultimi decenni abbiamo lentamente modificato il nostro modo di guardare il mondo. Non è cambiata soltanto la politica, non è cambiata soltanto l'economia e non sono cambiati soltanto i rapporti internazionali. È cambiato, soprattutto, il modo in cui immaginiamo la realtà e il rapporto che abbiamo con essa. Ci siamo progressivamente abituati a considerare il mondo come qualcosa da amministrare piuttosto che come qualcosa sul quale continuare a incidere. L'economia viene spesso descritta come un insieme di regole inevitabili, i mercati come sistemi che rispondono a leggi proprie, gli equilibri geopolitici come dati di fatto e i rapporti di forza come conseguenze naturali della storia. In questo quadro alla politica rimane soprattutto il compito di gestire ciò che esiste, limitandosi, quando possibile, a renderne meno gravosi gli effetti. Anche il sindacato viene sempre più spesso valutato per la sua capacità di difendere l'esistente piuttosto che per quella di concorr...

La malinconia del tartufo. Un’Odissea tarologica nelle Langhe del Pinguino

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Qualche tempo fa mi è stato chiesto di presentare un romanzo: Fernando o della melanconia dell’irreversibile di Andrea Serra, la storia di un uomo che prova a convivere con una perdita definitiva, con un evento che non si può più disfare e che deforma per sempre il suo rapporto col tempo. Cercando un modo meno consueto di raccontarlo, ho deciso di usare i Tarocchi di Marsiglia come guida: ho individuato ventuno nuclei interni al libro, da ciascun nucleo ho estratto una domanda e a ogni domanda ho collegato un Arcano Maggiore. L’autore sceglieva le carte e, su quella base, ponevo le domande; a un certo punto hanno estratto le carte anche le persone presenti. Non era un gioco di divinazione, ma un dispositivo per trasformare la presentazione in un percorso: una volta scelta una carta, non si tornava indietro, bisognava attraversare quella domanda. I Tarocchi di Marsiglia, nella versione restaurata da Jodorowsky e Camoin, non li considero strumenti per prevedere il futuro, bensì mappe ...

Chi disturba e chi è funzionale

Nel panorama politico attuale abbiamo un esempio lampante di come funzioni l'informazione: basta incrociare il modo in cui sono trattate due posizioni che possiamo definire “radicali” – una, come vedremo, solo apparentemente tale – come “Futuro nazionale” di Roberto Vannacci e “Agorà” di Angelo d’Orsi. Da una parte c’è il generale-scrittore diventato, nel giro di pochi mesi, presenza fissa nei talk show e nei titoli di prima pagina: un personaggio costruito mediaticamente attorno a un repertorio di qualunquismo reazionario, fatto di identità “normale” contrapposta alle minoranze, nostalgia d’ordine, disprezzo per le differenze, ossessione per una comunità omogenea e disciplinata. Ogni sua frase viene rilanciata, commentata, scomposta in clip, trasformata in caso nazionale. La sua radicalità consiste nel portare all’estremo il frame delle guerre culturali, ma rimane rigorosamente interna all’ordine esistente: non mette realmente in discussione la collocazione euro-atlantica del pa...

Ecopatologia, guerra e transizione verde: una prospettiva dalla Sardegna

Quando si parla di ambiente in Sardegna, il dibattito pubblico si concentra quasi sempre su energia, paesaggio, turismo, mobilità, consumo di suolo. È comprensibile: sono le dimensioni più visibili, quelle che toccano direttamente la vita quotidiana e l’economia locale. Meno visibile, eppure decisiva, è un’altra dimensione: il nesso strutturale fra modello di sviluppo, guerra e crisi ecologica, che nell’isola assume forme concrete nei poligoni militari e nell’industria degli armamenti, a partire dalla fabbrica di bombe RWM di Domusnovas ‑ Iglesias ‑ Musei. Se prendiamo sul serio la diagnosi di “ ecopatologia ” proposta da Andrea Zhok – l’idea che il sistema contemporaneo sia strutturalmente patogeno sul piano ecologico – e la guardiamo dal punto di vista sardo, le contraddizioni diventano quasi tangibili. Perché la Sardegna è insieme territorio “vocato” alla narrazione green e retrovia materiale di un’economia di guerra che contribuisce a degradare ambiente e salute ben oltre i confin...